Chi siamo in Femca Cisl?

Chi siamo in Femca Cisl?

La Cisl è un Sindacato confederale

Un lavoratore, da solo, difficilmente riesce ad ottenere miglioramenti salariali e normativi. Per questo, fin dal secolo scorso, i lavoratori hanno cominciato ad unirsi, organizzandosi in sindacati, per cercare di migliorare le proprie condizioni lavorative e più in generale le proprie condizioni di vita. Negli ultimi decenni, grazie alla crescita e al successo raggiunti, le organizzazioni sindacali hanno allargato le loro funzioni affrontando anche questioni generali come la politica economica, il fisco e la politica sociale.
La nascita dei sindacati dei lavoratori ha spinto anche il padronato a dotarsi di proprie organizzazioni sindacali.
La presenza sia di organizzazioni che tutelano gli interessi dei lavoratori sia di organizzazioni padronali ha fatto sì che si sviluppasse un confronto, denominato contrattazione collettiva, con lo scopo di arrivare ad un accordo, il contratto di lavoro, in grado di definire regole e procedure da osservare in un rapporto di lavoro. Una volta firmato, l’accordo diventa impegnativo per le organizzazioni che l’hanno sottoscritto e per tutti i loro aderenti, spesso assume anche valore erga omnes, cioè valido per tutti. Il contratto di lavoro è lo strumento che regola i rapporti tra lavoratori dipendenti e datori di lavoro.
Nel luglio del 1993 è stato firmato un accordo che riforma le regole della contrattazione sindacale, stabilendo un livello nazionale di trattativa con il governo e le organizzazioni padronali, detta concertazione, e due livelli di contrattazione di categoria, quello nazionale (primo livello) e, a scelta, aziendale o territoriale (secondo livello).

Le materie oggetto di contrattazione a livello aziendale o territoriale vengono definite a livello nazionale dai contratti collettivi nazionali di lavoro (ccnl).

Livelli e contenuti della contrattazione

Tipo

Livello

Chi contratta

Cosa si contratta


Contrattazione interconfederale Nazionale Confederazioni sindacali (Cisl, Cgil, Uil) e organizzazioni sindacali del padronato (Confindustria, Intersind, Artigianato, Commercio, Cooperative, ecc.) Protocolli d’intesa sulle relazioni industriali, costituzione di enti bilaterali, formazione professionale, ambiente, previdenza integrativa

Contrattazione
Triangolare
(o concertazione)
Nazionale Confederazioni sindacali (Cisl Cgil Uil)
Organizzazioni dei datori di lavoro e governo
Politica economica e politica dei redditi e dell’occupazione (salari, prezzi, tariffe, investimenti), politica sociale, fisco, pensioni, mercato del lavoro, politiche di sviluppo territoriale, sistema sanitario, politiche della ricerca, investimenti pubblici, scuola, formazione, privatizzazioni e democrazia economica

Contrattazione Collettiva di categoria (primo livello) Nazionale Federazioni nazionali
di categoria e corrispondenti organizzazioni padronali
Contratto collettivo nazionale di lavoro (ccnl): sistemi di qualifiche, minimi salariali di livello, scatti, orari, diritti sindacali, ferie, ecc.

Contrattazione Aziendale Integrativa (secondo livello) Azienda o gruppo Rappresentanze sindacali di azienda (Rsu) assistite dalle categorie territoriali e direzioni aziendali Materie rinviate dai ccnl, diritti sindacali, informazione, salario variabile, ristrutturazione, ambiente, formazione, cassa integrazione

Contrattazione territoriale (secondo livello) Provincia o regione Organizzazioni sindacali di territorio e relative controparti di categoria o associative Salario variabile, rappresentanze sindacali

Contrattazione territoriale (confederale) Provincia o regione Organizzazioni sindacali di territorio e relative controparti associative Mercato del lavoro, mobilità, riqualificazione, formazione, politiche di reindustrializzazione e sviluppo del territorio (contratti d’area e patti d’area)

La Cisl: com’è organizzata

La Cisl è una confederazione di sindacati che ha una duplice struttura organizzativa articolata su vari livelli territoriali. Da una parte ci sono le strutture di categoria (chiamate anche strutture “verticali”), che organizzano i lavoratori addetti a produzioni simili (ad esempio chimici, metalmeccanici, bancari, trasporti, enti locali); dall’altra una struttura organizzativa intercategoriale (confederazione o struttura “orizzontale”) a cui sono affiliate tutte le categorie. I livelli territoriali in cui sono articolate le strutture organizzative sono quattro.

Il luogo di lavoro

Questo ambito è la base di tutta la struttura organizzativa.
Il sindacato è presente nei luoghi di lavoro con le Rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) in gran parte (due terzi) elette direttamente dai lavoratori ed in parte (un terzo) da esponenti designati dalle organizzazioni sindacali che stipulano i contratti collettivi di lavoro, secondo regole democratiche concordate tra sindacati dei lavoratori e associazioni imprenditoriali.

Le Rsu sono titolari dei diritti sindacali relativi alla gestione dei permessi sindacali, delle assemblee dei lavoratori, delle affissioni, dei rapporti con la controparte aziendale.

Le Rsu sono inoltre titolari della contrattazione aziendale, con il concorso ed il sostegno dei sindacati di categoria, secondo le modalità definite dal contratto collettivo nazionale di lavoro.

È volontà della Cisl che vengano costituite, oltre le Rsu, le Sas (Sezioni aziendali sindacali) che devono rappresentare la Cisl in tutti i luoghi di lavoro e svolgere la funzione di primo momento aggregativo e di visibilità associativa dell’essere Cisl.

La regione

Il livello regionale raccoglie tutti i comprensori situati nella stessa regione geografica. Anche in questo ambito ogni struttura regionale, o Unione sindacale regionale (Usr), raccoglie i sindacati di categoria Il territorio

Il territorio

Il territorio raccoglie i lavoratori che svolgono la loro attività in un’area ben delimitata geograficamente da alcune caratteristiche: amministrative, produttive, economiche, sociali. Il livello territoriale è la base della struttura orizzontale del sindacato. Ogni territorio, denominato Unione sindacale territoriale (Ust), raccoglie le organizzazioni di categoria presenti nella zona di competenza. Il territorio può essere suddiviso in Unioni zonali ed in Unioni comunali, secondo criteri di decentramento basato su caratteristiche amministrative e sociali omogenee presenti nella regione.

Il livello nazionale

Questo livello raccoglie tutte le organizzazioni regionali. La Confederazione nazionale raccoglie al suo interno tutte le Federazioni nazionali di categoria. Ad ogni livello sono presenti organismi decisionali, responsabili delle scelte dell’organizzazione in quel livello specifico, sempre restando nell’ambito delle decisioni prese dal Congresso. Esistono organismi distinti per le strutture orizzontali.

Gli organismi vengono eletti di norma ogni quattro anni dai congressi, che si tengono ai vari livelli organizzativi, seguendo due criteri:
a. dal luogo di lavoro al livello nazionale di ogni categoria;
b. dal verticale all’orizzontale, cioè dalle Federazioni di categoria alla Confederazione.

I congressi consentono, attraverso regole democratiche, la partecipazione di ogni lavoratore iscritto alla formazione delle scelte politiche dell’organizzazione e all’elezione dei componenti degli organismi che dovranno garantire l’attuazione di tali scelte. Le regole formali per l’elezione degli organismi e per il loro funzionamento sono fissate dallo Statuto confederale, che può essere definito la “carta costituzionale” della Cisl.
Lo Statuto può essere modificato solo dal Congresso, massimo organo di decisione ed espressione della Cisl.

Organismi delle strutture verticali

Luogo di lavoro Sas (Sezioni aziendali sindacali)
Lega (generalmente costituita dalla Fnp, federazione Nazionale dei Pensionati) Attivo dei delegati/Direttivo di zona
Non rappresenta istanza congressuale

Responsabile zonale

Territorio Direttivo di categoria /Esecutivo di categoria Segreteria di categoria
Regionale Direttivo di categoria/Esecutivo di categoria Segreteria di categoria
Nazionale Consiglio generale/Esecutivo nazionale di categoria
Segreteria nazionale

Organismi delle strutture orizzontali

Comune (dove esiste)
(Unione comunale)
Non rappresenta istanza congressuale
Zona (dove esiste) (Unione sindacale zonale) Non rappresenta istanza congressuale; solo espressione di decentramento territoriale
Territorio (Unione sindacale territoriale) Consiglio generale/Esecutivo dell’Ust
Segreteria dell’Ust

Regionale Consiglio generale/Esecutivo dell’Usr (Unione sindacale regionale)Segreteria dell’Usr

Nazionale Consiglio generale confederale Comitato esecutivo confederale/Segreteria confederale

Storia 

Parlare della storia della Cisl è raccontare una parte importante della storia del sindacato in Italia, un sindacato sorto in quell’Italia repubblicana, libera e democratica nata all’indomani del secondo conflitto mondiale. Infatti, sebbene il regime fascista avesse cancellato l’esperienza sindacale precedente, durante la guerra e l’occupazione tedesca si attua una ripresa delle lotte operaie contro l’aumento dei prezzi e la guerra.

Ben presto il movimento di lotta si trasforma in un grande movimento di protesta politica collettiva antifascista.
Alcuni uomini, già dirigenti di organizzazioni sindacali prefasciste, appartenenti ai partiti più rappresentativi, iniziano a discutere in clandestinità e nei territori liberati del Mezzogiorno sulla possibilità di realizzare un’organizzazione sindacale unitaria.
Achille Grandi, Giuseppe Di Vittorio, Bruno Buozzi (assassinato dai fascisti durante il ritiro tedesco da Roma, alla vigilia della nascita del nuovo sindacato), Oreste Lizzardi e Giulio Pastore sono i protagonisti di quel difficile dialogo che porta, il 9 giugno del 1944, con la firma del “Patto di Roma”, alla nascita della Cgil unitaria.

Tra le varie componenti sindacali esistono punti di vista diversi in tema di politica salariale e di difesa dell’occupazione, ma nel complesso esiste un orientamento di massima a collaborare al processo di ricostruzione del paese.
All’interno del sindacato unitario si costituiscono ben presto correnti sindacali collegati ai principali partiti.
La fine dell’esperienza unitaria avviene con l’accesa polemica scoppiata intorno allo sciopero nazionale indetto nel luglio del 1948 dopo l’attentato a Palmiro Togliatti, segretario del Pci.
La corrente sindacale cristiana, guidata da Giulio Pastore, si dissocia dallo sciopero e considera concluso l’esperimento dell’unità sindacale dando vita, il 17 ottobre 1948, nel corso di un congresso straordinario delle Acli, alla Libera Cgil.
Nella primavera successiva escono dalla Cgil unitaria anche i repubblicani e i socialdemocratici, che danno vita alla Fil (Federazione italiana del lavoro).

Storia – Inizi

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La Cisl nasce il 30 aprile 1950 dalla confluenza della Libera Cgil, di parte della Fil e di alcuni sindacati autonomi del settore dei servizi pubblici e privati. Nei suoi primi anni di vita l’intento della Cisl è quello di costruire un’organizzazione realmente autonoma dal suo retroterra politico e confessionale. A questo scopo viene costituito nel 1951 il Centro studi di Firenze, che durante gli anni Cinquanta organizza corsi per la formazione dei nuovi dirigenti sul modello del sindacalismo americano degli anni Trenta e Quaranta. Un riferimento questo da cui la Cisl fa discendere anche la concezione del sindacato come associazione, un sindacato cioè che basa la sua forza e la sua ragion d’essere sull’adesione volontaria dei lavoratori, i quali ne determinano scelte e orientamenti. Per questo la Cisl ha sempre manifestato la sua opposizione a qualsiasi tentativo di regolamentare per legge l’attività sindacale, come previsto dagli articoli 39 e 40 della Costituzione. Il riconoscimento giuridico, infatti, potrebbe implicare l’iscrizione obbligatoria di tutti i lavoratori al sindacato. Nel 1953 la Cisl propone di articolare la contrattazione, cioè di arrivare a contrattare il salario, o alcune sue parti, azienda per azienda o per settori produttivi cosa, questa, che diviene una bandiera della propria attività sindacale per tutto il decennio. Nel 1954 vengono proposte le Sezioni aziendali sindacali (Sas), cioè nuclei della Cisl nei luoghi di lavoro con lo scopo di guidare la contrattazione aziendale. L’autonomia delle categorie è proclamata fin dall’inizio, ma rimane senza attuazione fino alla realizzazione concreta della contrattazione aziendale, cioè fino a quando il sindacato non è abbastanza forte da farsi riconoscere come controparte dai padroni. Essere sindacato negli anni Cinquanta è molto difficile, poiché il sindacato è completamente esterno ai luoghi di lavoro e subisce la repressione del padronato. La Cisl è impegnata nella ricerca di autonomia nei confronti del proprio retroterra politico tanto che nel 1957 non esita a fare cadere il governo Segni sul problema dei patti agrari e nel 1960 il governo Tambroni, nato con l’appoggio del Msi. A questo proposito ricordiamo che in quegli anni le tre organizzazioni sindacali avevano tutte una propria rappresentanza parlamentare. L’incompatibilità tra cariche politiche e sindacali viene sancita in anni relativamente più recenti. Conseguentemente questi atteggiamenti hanno ripercussioni rilevanti anche nei rapporti con la Cgil. Infatti se da un lato si registrano momenti di lotta unitaria segnati dallo slogan “Marciare divisi, colpire uniti”, dall’altro si hanno forti divisioni in occasione soprattutto di manifestazioni indette dalla Cgil su questioni di carattere internazionale o politico. È questo il periodo degli accordi separati, come nel caso della grande vertenza in merito al conglobamento dell’indennità di carovita nella paga base, che si conclude con un accordo interconfederale firmato da Cisl e Uil, mentre la Cgil, che si era ritirata dalle trattative, accetta l’accordo solo in seguito. L’immagine che la Cisl si è costruita tra i lavoratori, grazie allo sforzo organizzativo avviato da Pastore per formare un quadro dirigente altamente professionalizzato ed autonomo, è quella di un sindacato moderno e competente che le raccoglie adesioni di lavoratori provenienti da matrici ideologiche e politiche molto diverse. Significativa da questo punto di vista risulta la vicenda della Fiat, dove la Cisl nel 1958 espelle ben 105 dei 114 delegati interni, i quali formeranno il Sida (un sindacato filopadronale vicino alla Fiat), iniziando con una sparuta pattuglia di attivisti Fim (il sindacato dei lavoratori metalmeccanici della Cisl) una dura lotta contro i reparti confino e i licenziamenti che terminerà solo nel 1966 quando da sola la Fim Cisl organizzerà a Torino una grande manifestazione contro la repressione. Una vicenda, questa, che riveste una grande importanza per la storia della Cisl, poiché, sebbene ricalchi, sia pure in termini quantitativi minori, quella dei militanti Cgil dal 1952 al 1958, fa cadere definitivamente le critiche di chi giudicava la Cisl “moderata” e più malleabile per i padroni.

Gli anni Sessanta e la nuova politica contrattuale

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I rapporti tra le confederazioni sono sempre caratterizzati da grandi difficoltà e solo agli inizi degli anni Sessanta cominciano a verificarsi momenti di unità d’azione in qualche categoria e in alcune località. Fatto ancor più importante è che iniziano ad attuarsi i primi rilevanti accordi aziendali (Italsider, Bassetti, Perugina, Franchi), mentre i parlamentari-sindacalisti della Cisl insistono in Parlamento per un ruolo più attivo e autonomo delle aziende a partecipazione statale che già dal 1956, grazie all’iniziativa della Cisl, si erano distaccate dalla Confindustria dando vita all’Intersind consentendo, così, di creare un sistema articolato di contrattazione con il sindacato. In questi anni si svolgono le prime grandi lotte unitarie, quelle dei siderurgici, quelle degli elettromeccanici e le vertenze aziendali a Milano. Il contratto dei metalmeccanici del 1963 è il punto di arrivo della mobilitazione di questo periodo. Il sindacato riesce a conquistare il diritto di contrattare in azienda i cottimi (cioè la retribuzione a rendimento), i premi di produzione e le qualifiche. Il clima politico favorisce l’affermazione della contrattazione articolata: siamo negli anni del centrosinistra con la partecipazione del Partito socialista al governo del paese. Ciò, tuttavia, non significa che in questo periodo si raggiunga il massimo delle libertà sindacali, anzi la resistenza padronale è molto forte, tanto che fare attività sindacale nei luoghi di lavoro può ancora costare il licenziamento. Ancora non esistono diritti sindacali e rimane difficile per il sindacato entrare in fabbrica, indire riunioni o assemblee. Verso la metà degli anni Sessanta la crisi economica blocca lo sviluppo dell’economia italiana: i licenziamenti nelle fabbriche e un elevato tasso di disoccupazione rendono difficile applicare le conquiste del periodo precedente ed anche i contratti di lavoro firmati sono molto deludenti per i lavoratori. Nella Cisl si apre un intenso confronto interno poiché alcune federazioni di categorie dell’industria, alcune realtà provinciali e qualche settore del pubblico impiego chiedono con decisione l’incompatibilità tra cariche politiche e cariche sindacali. Durante questo periodo inizia l’impegno sindacale su nuovi terreni, non più immediatamente legati al luogo di lavoro: è la politica delle riforme, nata dalle delusioni del centrosinistra che non aveva soddisfatto le aspettative dei lavoratori. Questo nuovo impegno costituisce un fatto rilevante poiché segna i primi coinvolgimenti del governo nell’attività contrattuale e l’impegno del sindacato su questioni che riguardano la società nel suo complesso. Nel 1969, il VI Congresso Cisl sancisce l’incompatibilità tra cariche politiche e cariche sindacali. Da questo momento la Cisl non avrà più una rappresentanza parlamentare. Sono anni, questi, in cui le lotte dei lavoratori, insieme con quelle studentesche e con le guerre di liberazione nel Terzo Mondo, mostrano assai spesso un volto nuovo e tendono a ridiscutere il modo di essere del sindacato. Lotte che non pagano solo sul piano dei contratti aziendali e di categoria, ma che conducono all’ abolizione delle gabbie salariali, ad un primo accordo che prevede il collegamento tra pensioni e salario e a quell’ importante riforma che è lo Statuto dei lavoratori. La Cisl è presente e spesso all’avanguardia, anche rispetto alla sfida eversiva e alla “strategia della tensione”, le trame nere, gli attentati di piazza, che richiedono al sindacato di muoversi per la prima volta unito, in difesa delle libertà democratiche.

La stagione dell’autonomia e dell’unità

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Dal 1969 ha inizio una nuova fase di rilancio dell’unità sindacale. Per tre volte i consigli generali di Cisl, Cgil e Uil si riuniscono per fissare le date dei congressi di scioglimento delle organizzazioni (che alcune strutture realizzano) in vista del Congresso unitario. Nel luglio del 1972 si giunge anche alla fondazione della Federazione unitaria, momento transitorio e di compromesso per arrivare in una seconda fase all’unità organica. Ma la Federazione unitaria, invece, diventerà la struttura stabile di un’unità sindacale incompleta, burocratizzata e lontana dai lavoratori il cui aspetto positivo sarà quello di garantire il movimento sindacale da pericoli di sgretolamento davanti agli attacchi portati dall’eversione fascista e, in seguito, dal terrorismo. Il 1973 è l’anno della crisi petrolifera e l’inizio di una profonda crisi economica per tutto il mondo industrializzato ma il sindacato, forte dei precedenti successi, riesce a raggiungere comunque significativi risultati. Nel 1975 sigla un accordo interconfederale in cui è previsto il miglioramento del rapporto tra salario e pensioni, l’unificazione del punto di contingenza per tutti i lavoratori (in precedenza erano previste scale mobili differenziate tra le varie categorie di lavoratori) e la riforma della cassa integrazione guadagni. Nel 1977 stipula un accordo che prevede il blocco del calcolo della contingenza sulle liquidazioni e la soppressione di alcune festività. Questo accordo, come il precedente, mostra un mutamento degno di nota: il sindacato si propone come parte dirigente rispetto alla politica economica generale, impegnandosi in prima persona per contribuire a far uscire il paese dalla profonda crisi che lo attraversa. È la scelta sancita nel 1978 dall’assemblea dei delegati della Federazione unitaria all’Eur e che tuttora è al centro dell’azione della Cisl e del sindacato nel nostro paese. Il clima politico è favorevole a questa svolta, sono infatti gli anni dei governi di “solidarietà nazionale” conseguenti all’assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Un impegno che non verrà meno nonostante le minacce dirette del terrorismo di destra e di sinistra che vedevano nel movimento sindacale un nemico da distruggere. Tuttavia la Federazione unitaria in questo frangente mostra tutti i suoi limiti e cade sotto il peso delle polemiche.

La concertazione

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In questi anni la Cisl è interprete costante e rigorosa delle scelte fatte nel 1978 all’Eur e ha un ruolo determinante nella stipula di importanti accordi. Con quello del 22 gennaio 1983 viene diminuito il costo del lavoro attraverso un intervento di alleggerimento della scala mobile, che da sola copre una parte cospicua delle retribuzioni, in cambio di provvedimenti di politica economica e fiscale (alleggerimento del carico fiscale sulla busta paga dei lavoratori, adeguamento degli assegni familiari per favorire le famiglie più numerose e con meno reddito disponibile, provvedimenti governativi sull’occupazione e per la “fiscalizzazione” degli oneri sociali, cioè per il pagamento da parte dello Stato dei contributi pagati dalle imprese per i lavoratori ecc.). L’accordo del 14 febbraio 1984 fa scendere il tasso d’inflazione sotto quota 10%, cosa che non accadeva dal 1974, ma genera disaccordi e polemiche a tal punto che viene promosso anche un referendum abrogativo di molta parte dell’intesa stessa. Il referendum, sostenuto in particolare dal Pci e dalla componente comunista della Cgil, si svolge il 9 giugno del 1985 e registra una sicura prevalenza delle forze favorevoli all’accordo. Particolarmente critica si presenta la situazione istituzionale agli inizi degli anni Novanta in Italia, alimentata sia dalle vicende politiche internazionali, come la fine dell’esperienza del comunismo reale, sia dall’intreccio di scandali politici scoperti dalla magistratura, che mina ulteriormente il sistema dei partiti politici, accelerandone processi di trasformazione anche radicale e concorrendo all’emergere di forze nuove. Gli ultimi anni sono segnati dalla pratica concertativa con i due protocolli del luglio 1992 e del luglio 1993. Il primo, alle spalle di una crisi monetaria, mette sotto controllo il debito pubblico e l’inflazione corresponsabilizzando le parti sociali e di governo e ampliando gli spazi di contrattazione salariale con l’eliminazione della scala mobile. Il secondo protocollo perfeziona il precedente: la concertazione viene assunta a metodo, affrontando le politiche tariffarie e fiscali e promuovendo un quadro di fattori di sviluppo, e viene riformata la struttura contrattuale. In tale contesto anche il sindacato si rinnova partendo proprio dai luoghi di lavoro: con gli inizi del 1994 si cominciano a votare in tutte le realtà lavorative le Rappresentanze sindacali unitarie (Rsu), un modo più democratico di concepire il rapporto con i lavoratori e la loro azione negoziale e primo passo verso la costruzione di un sindacato unitario.

Un sindacato nuovo

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I mutamenti intervenuti nel mondo del lavoro in questi anni non concedono del resto alternative ad un rinnovamento profondo del sindacalismo confederale, un rinnovamento che, come è emerso dall’Assemblea dei quadri e delegati Cisl che si è svolta a Rimini il 2 e 3 febbraio 1996, vuol dire esclusivamente unità, nel senso che ognuno rinuncia a qualcosa per trovare una dignità più alta per tutti e maggiormente partecipativa. La Cisl crede nella nascita di un nuovo soggetto sindacale unitario in cui portare il proprio contributo, la propria passione, la propria identità, per avere, di fronte alla sfida della società moderna, un sindacato garanzia, forte e adeguato. Un sindacato in grado di salvaguardare i diritti civili, politici e sociali nel nostro paese, concorrendo attivamente ad alimentare una coscienza della partecipazione e della solidarietà.

Il tempo passa la Cisl resta

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I cambiamenti in campo sociale, politico ed istituzionale dagli anni Cinquanta ad oggi si accompagnano a quelli di un sindacato, la Cisl, che ha saputo nel tempo sposare la coerenza e la continuità di intenti alla flessibilità e alla capacità di evolversi.
La scelta dell’autonomia, della laicità e dell’associazione ha da sempre consentito alla Cisl di aprirsi al nuovo con la flessibilità di chi, da un lato, non è vincolato alle ideologie di partito e, dall’altro, pone al centro e a riferimento della sua azione l’iscritto, il socio che liberamente aderisce all’organizzazione.
La Cisl non si allontana mai dall’obiettivo di rendere partecipi coloro che rappresenta allo sviluppo economico e civile e lo fa optando per una linea di azione responsabile, che non significhi, quindi, né semplice adattamento né pura contrapposizione al sistema. La ricerca di modalità che consentissero di partecipare allo sviluppo e alla crescita economica del luogo di lavoro e più in generale del paese portò la Cisl, fin dalla sua nascita, ad individuare nella contrattazione articolata il perno della propria azione. Il «modello Cisl» che si avvia negli anni Cinquanta rimane nelle sue linee inalterato anche oggi, oltre ad avere aperto la strada ad un modello di relazioni tra sindacati, organizzazioni padronali e governo che ha registrato la grande svolta nel 1993, con l’accordo del 23 luglio. La concertazione tra governo e parti sociali è diventata, da allora, la via per una piena condivisione degli obiettivi di sviluppo, in linea con la filosofia di fondo della Cisl. La politica dei redditi è, infatti, al centro di una strategia che mira all’equilibrio tra sviluppo economico ed occupazionale, controllo della spesa pubblica e difesa del potere di acquisto delle retribuzioni e dei trattamenti pensionistici. La politica della concertazione è per la Cisl funzionale alla crescita democratica del paese e perciò va diffusa a livello locale. L’obiettivo è dare impulso allo sviluppo dei territori. L’estensione del modello concertativo alle Regioni, alle Province e ai Comuni è in linea con il conferimento a tali enti di compiti e funzioni prima esercitate dallo Stato. In tal modo è possibile sostenere le specificità territoriali riproducendo, anche a quel livello, un modello di partecipazione consapevole e responsabile da parte delle forze sociali.

Perchè essere Cisl

Nonostante l’ispirazione cristiana, la scelta da sempre operata dalla Cisl è la laicità. La laicità dà un forte impulso all’autonomia culturale della Cisl. La Cisl è innanzitutto una associazione, che fa leva sull’adesione volontaria dei lavoratori e che è aperta a tutte le provenienze politico-ideologiche. La scelta compiuta a favore del sindacato-associazione si accompagna a quella per l’autonomia nell’ordinamento giuridico. Il riconoscimento giuridico significherebbe, infatti, l’iscrizione obbligatoria per tutti i lavoratori al sindacato. Ecco perché la Cisl si è sempre opposta all’attuazione dell’articolo 39 della Costituzione, dove si riconosce libertà all’organizzazione sindacale ma si subordina l’efficacia dei contratti collettivi di lavoro nei confronti di tutti i lavoratori alla registrazione dei sindacati, quindi al loro riconoscimento giuridico. La Cisl ha contribuito in modo determinante a liberare l’azione sindacale dai tentativi di strozzarla con vincoli normativi, difendendo il principio della libera negoziazione tra le parti e della effettiva validità giuridica dei contratti collettivi. L’autonomia dai partiti e dallo Stato trova i suoi presupposti nell’autonomia della dimensione sociale nei confronti di quella politica. Sono di Pastore le parole «il sindacato è una delle più importanti società intermedie di una società pluralistica». E ancora: «un’associazione intermedia o è autonoma o non è». Fin dagli albori, la Cisl opta per l’incompatibilità tra cariche sindacali e cariche direttive di partito. Inoltre, non è mancata occasione per contrapporsi a governi guidati da esponenti vicini alla Cisl. La Cisl adotta fin dall’inizio una politica di autonomia dal padronato, senza per questo dichiararsi antagonista al sistema capitalistico. Ciò si traduce in una impostazione della politica Cisl volta a ricercare un dialogo con la controparte che porti di volta in volta a risultati contrattuali concreti, anche se, quando si renderà necessario, la Cisl non si sottrarrà ad una contrapposizione forte con il padronato. Ne è un esempio l’episodio delle elezioni aziendali alla Fiat nel 1958: a fronte di una libertà di voto minacciata, Pastore annunciò che la Cisl non avrebbe presentato proprie liste alla consultazione aziendale fintanto che l’azienda non avesse garantito libertà di voto. La fermezza della Cisl in quell’occasione fu esemplare nel confermare che l’obiettivo unico del sindacato resta sempre quello di tutelare l’interesse generale dei lavoratori. La scelta della Cisl di non contrapporsi al sistema economico apre a quella linea di azione e di pensiero «cislino» che tante parte avrà nelle politiche sindacali nel corso degli anni e che sarà accolta anche dalle altre organizzazioni sindacali. La politica di cui si fa portavoce la Cisl a partire dagli anni Cinquanta sposa il collegamento tra salario e produttività, sapendo che solo producendo ricchezza si può intervenire sindacalmente per distribuirla più equamente: «le possibilità reali di miglioramento dei salari e delle condizioni di lavoro sono strettamente collegate allo sviluppo dell’efficienza e della redditività del sistema» fu dichiarato al Consiglio generale di Ladispoli del 1953. Importante tappa del percorso di crescita della Cisl, quel Consiglio individuò nel doppio livello di contrattazione la chiave di volta dell’azione sindacale: relativamente alla contrattazione nazionale, il sindacato sarebbe stato in grado di misurare le proprie rivendicazioni con le compatibilità generali, mentre con la contrattazione aziendale avrebbe potuto far beneficiare i lavoratori degli eventuali incrementi della produttività di azienda, che con la sola contrattazione nazionale sarebbero stati assorbiti esclusivamente dal profitto. La contrattazione articolata, insomma, «inseguiva» il profitto lì dove si formava per redistribuirlo a vantaggio dei lavoratori. Cinquanta anni fa la Cisl eleggeva così il luogo di lavoro quale luogo privilegiato di intervento del sindacato che, se si muovesse solo a livello nazionale, ingabbierebbe ed irrigidirebbe le possibilità di collegare il maggior profitto di una singola azienda ad un maggior guadagno per i lavoratori. In buona sostanza, l’individuazione di un secondo livello di contrattazione si accompagna alla finalità della Cisl di una più equa distribuzione del reddito, in una logica di contrapposizione al monopolio di pochi – su molti – della ricchezza prodotta. Presupposto della contrattazione aziendale diventa l’organizzazione di rappresentanze Cisl nel luogo di lavoro. È così che nel 1954 vengono istituite le Sezioni sindacali aziendali (Sas). La contrattazione articolata diventa la bandiera della Cisl, insieme alla contrattazione a tutti livelli che dà ragione alla proclamata autonomia delle categorie. La Cisl nasce, infatti, come confederazione di sindacati di categoria. Il lavoratore aderisce, innanzitutto, al sindacato della categoria che lo rappresenta. Ogni categoria aderisce poi, a propria volta, alla Confederazione. L’autonomia delle categorie, pur nel quadro delle politiche sindacali nazionali, è da sempre caratteristica e fondamento della strategia Cisl.

Statuto: http://www.cisl.it/Sito-Organizzativo.nsf/07a1e4567443e732c1256dfe004f618e/f8de979991ed1483c1257424004adc2f/$FILE/Statuto.pdf

Regolamento:
http://www.cisl.it/Sito-Organizzativo.nsf/07a1e4567443e732c1256dfe004f618e/f8de979991ed1483c1257424004adc2f/$FILE/Regolamento.pdf

Fonte: http://www.cisl.it

 

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